Seleziona la tua lingua

Angurie e meloni, sono i frutti simbolo dell’estate

(fair use di immagine wikimedia commons con licenza Creative Commons, autore Steve Evans, Bangalore)
Il caldo e le vacanze fanno venire voglia di piatti freschi, veloci e leggeri.
Così angurie e meloni sono eletti ad alimento principe della stagione estiva, in quanto si prestano perfettamente a saziare e refrigerare in questo periodo dell’anno. L’anguria è popolare, allegra, sta benissimo nelle bancarelle sotto le frasche e diventa protagonista di tante serate sul terrazzo. Il melone invece è più raffinato, più elegante, e si serve quasi sempre anziché alla fine del pranzo, all’inizio: il suo sapore dolce e deciso si accorda a meraviglia con quello del prosciutto crudo e così è diventato uno dei più classici antipasti all’italiana. Due stili, dunque, per due frutti apparentemente diversi ma entrambi deliziosi e profondamente radicati nei costumi della tavola mediterranea. Eppure, appartengono entrambi alla stessa famiglia, le cucurbitacee, e tutti e due vengono da lontano. L’anguria è storicamente originaria dell’Africa tropicale, precisamente del deserto del Kalahari dove cresceva abbondante ed offriva le sue sostanze nutritive ad abitanti ed animali.
L’anguria è composta di acqua per il 95%, il melone per il 90%, il resto sono zuccheri, vitamine e sali minerali; in quantità decisamente modeste le calorie di entrambi. Ma il melone è più zuccherino. A dargli quel profumo così acuto e caratteristico sono circa cinquanta composti volatili, che tuttavia non sono presenti in quantità: a volte capita di trovare meloni insipidi. Una certa confusione nei nomi li accomuna: in Sicilia il melone è l’anguria, che in tutto il Sud viene chiamata “cocomero”.
(fair use di immagine di pubblico dominio poiché è opera del Governo Federale degli Stati Uniti secondo i termini del titolo 17, capitolo 1, sezione 105 del Codice USA)
Il melone diventa “popone” in Toscana e “pateca”, dal francese “pastèque”, in Liguria.
A differenza dell’anguria, può rallegrare la tavola tutto l’anno, perché ha varietà invernali deliziose. Oggi la zona più famosa per i meloni è il Mantovano, tra i fiumi Po e Oglio. Qui il terreno è fertile ma leggero, argilloso e ricco di sali minerali, perfetto quindi per le cucurbitacee. L’anguria si coltiva in molte regioni, dalla Sicilia alla Puglia, dal Lazio alla Lombardia.
Le varietà più moderne, di origine americana, si chiamano Crimson Sweet, che può superare i 12 chili, Charleston gray, ovale come un pallone da rugby, Sugar baby, non molto grande, rotonda, buccia sottile e lucida di un verde intenso e uniforme. Accanto a queste si trovano in commercio nuove tipologie, come le angurie senza semi, e cultivar che si differenziano per la pezzatura, ma non solo. La polpa non è più solo rossa, ma anche arancione o gialla e si trovano anche le “mini-angurie” o angurie “mignon”. Dal 2005 la “mini-anguria” è coltivata anche in Italia. Ha una buccia sottile, è facile da tagliare, ha una polpa croccante e priva di semi. E soprattutto è in taglia “bonsai”: con un peso compreso tra i 1200 e 1500 grammi e un diametro massimo di 16 centimetri racchiude tutte le caratteristiche organolettiche delle sorelle maggiori. La polpa color rubino è dolce e succosa come quella di un’anguria tradizionale. Grande più o meno come un melone, è leggera, facile da trasportare e meno ingombrante in frigorifero: mette d’accordo la golosità dell’estate con la praticità di consumarla in breve tempo.
L’anguria si sposa perfettamente al melone e all’altra frutta nelle ricche macedonie estive. All’egiziana, si può frullare, ottenendo una bevanda fresca e dissetante. Angurie e meloni, essendo ricchi d’acqua, sono l’ideale per fare i sorbetti e i gelati, ma anche le marmellate.
Se volete fare i raffinati, ricoprite di cioccolato amaro fuso dei pezzetti di anguria e fateli raffreddare; in bocca all’amaro del cioccolato si sostituirà poi il dolce dell’anguria, una combinazione perfetta.

Guido Tampieri