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(fair use di immagine wikipedia rilasciata nel pubblico dominio, autore Tonii)
Siamo in estate e la sete incalza. La gola diventa arida e la bocca asciutta: abbiamo proprio bisogno di bere. Qualcuno pensa che vada bene solamente l’acqua, ma il nostro istinto ci porta a desiderare bevande più sofisticate come le bibite gassate. Perché? Perché il carattere frizzante di una bibita dà una sensazione doppia: di maggiore freschezza innanzitutto e poi di appagamento, nel senso che uno si sente pieno grazie all’effetto delle bollicine. Dicono che le bibite gassate facciano male perché contengono troppi zuccheri, e talvolta alcune non tolgano la sete. Io ricordo da bambino quando al bar servivano la spuma nel bicchiere, la mitica Giommi (lo slogan era “apri l’occhio, bevi Giommi” con una faccina stilizzata che si tira l’occhio), bevanda a base di Chinotto, con derivazioni colorate come la nera o la sanguinella.
Il Chinotto è una di quelle bevande di cui si era quasi persa traccia, anche se da qualche anno si stanno organizzando gruppi di appassionati per riscoprire tutto ciò che gira intorno a questo frutto. E si organizzano incontri per l’assaggio comparato del Chinotto che secondo alcuni sarebbe caduto in disgrazia per la troppa somiglianza con la Coca Cola.
Così, nel continuo rincorrersi tra gastronomia e politica, si è arrivati a definire la Coca Cola “global” e il Chinotto “no global”. E, in un’estate nel segno della recessione, il vintage è di tendenza anche nelle scelte del bere. Nei bar e negli stabilimenti balneari si riscoprono spuma, gazzosa e in particolare il Chinotto che va per la maggiore, lanciato verso un’irresistibile ascesa. Il suo gusto amaricante piace perlopiù ai consumatori tra i trenta e i cinquant’anni nostalgici della villeggiatura in Riviera, ed è apprezzato anche dai gourmet. Ultimamente piace molto anche Oltreoceano, dove ha un target più giovane. Anche in Italia i giovani stanno scoprendo il Chinotto che è meno dolce e meno globalizzato della Coca Cola e che si presta ad essere bevuto oltre che liscio, miscelato con gin e rum.
I documenti ufficiali fanno risalire al 1932 la nascita del Chinotto inteso come la bevanda arrivata sino a oggi. Merito della S. Pellegrino che decise di ricavare da un frutto sostanzialmente poco amato, un estratto per una bibita molto originale. La materia prima arrivava dalle regioni del Meridione (Calabria e Sicilia) ma soprattutto dal Savonese, la zona dove era giunto nel XVI secolo dalla Cina. Si tratta di un agrume che nasce su un alberello alto un metro e mezzo circa, il Cytrus Myrtifolia. Sui pochi rami sviluppa una quantità incredibile di frutti: sono di piccole dimensioni - non pesano più di 50-60 grammi – hanno un colore verde brillante che vira all'arancio, ma soprattutto sono immangiabili per il gusto amaro-acido.
I vicini di casa francesi verso la fine dell'ottocento si resero conto che potevano essere buonissimi e persino digestivi a patto di candirli ed ecco il boom a cavallo tra il vecchio e il nuovo secolo, sostanzialmente esaurito con la nascita della bevanda.
In effetti, la lavorazione è complicata e costosa: i frutti vanno immersi per tre settimane in una salamoia, poi spellati a mano della buccia amarissima, rimessi in salamoia e infine bolliti in sciroppi di zucchero a concentrazione crescente.
La destinazione finale è un liquore –preferibilmente Maraschino– oppure la canditura. Attualmente il prodotto viene coltivato solo da Varazze a Finale Ligure, dove operano i tredici coltivatori e i due bravissimi artigiani del dolce –Balzola di Alassio e Besio di Savona– che continuano a realizzare canditure di altissima qualità. Sono loro ad aver convinto Slow Food a istituire un Presidio volto a salvaguardare il Chinotto di Savona.
Prima di bere il Chinotto occorre, annusarne il delicato profumo: mentre l’esclusiva fragranza penetra le vie olfattive, il nostro udito s’inebria del caratteristico e delicato rumore delle bollicine.
(fair use di immagine wikipedia rilasciata nel pubblico dominio, Licenza Creative Commons Pictures from Disney's Animal Kingdom. Taken by myself -Raul654- in January, 2006)

Guido Tampieri