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(fair use di immagine wikipedia rilasciata nel pubblico dominio, utente Cheva)
L’uovo - che è simbolo della nascita, della perfezione, della nuova vita - entra, durante la Pasqua, in tantissime preparazioni. Si perpetua così, anche a tavola, il fascino della vita che si rinnova. Una tradizione, nel giorno di Pasqua, è quella di fare colazione con l'uovo sodo, ma che sia quello rigorosamente fresco, deposto dalle galline il venerdì santo.
Per colorare le uova, in campagna si perpetua la tradizione di mettere nell'acqua di cottura ortiche (per il verde), scorze di cipolla (giallo) e fondi di caffè (marrone). In certe località, poi, nell'imbandire le tavole si predilige la tinta gialla, perché è di questo colore il tuorlo dell'uovo che simboleggia il mistero della vita.
Sotto Pasqua anche le paste lievitate assumono un significato di rinnovamento, e sono innumerevoli le torte o focacce dedicate a questa ricorrenza. Tra le torte di Pasqua imperdibili ci sono quella al formaggio che si fa in Umbria e quella di carciofi che si fa in Liguria, la rinomata Torta Pasqualina.
L'elenco dei piatti tipici di Pasqua è lungo e può comprendere, ad esempio: la classica pastiera napoletana e il casatiello o la pigna dolce del sud laziale, la scarcella pugliese o la cudduredda siciliana, cioè una sorta di grossa ciambella guarnita con uova sode munite di guscio, parzialmente inglobate nell'impasto e fermate da strisce di pasta decorata, e poi infornate. Quest'ultimo dolce è classicamente pasquale per la presenza delle uova non nell'impasto ma tal quali a vista per la simbologia di rinascita, che l'uovo porta con sé.
C'è ancora la "pie" calabrese, dolce tipico di Mileto fatte da una sorta di pasta frolla a doppio strato contenente all'interno marmellata di uva con noci e aromi naturali. La casadina sarda, realizzata con una sottile sfoglia di pasta racchiuso a mo' di scodellina, con i bordi delicatamente frastagliati, ha all'interno un ripieno a base di formaggio (il nome ricorda appunto il nome latino del formaggio) o ricotta e uva passa. E’ così conosciuta nella zona del Logudoro, mentre al centro-sud, nel Campidano, è realizzata in forme e ingredienti in parte simili (sovente con l'aggiunta di zafferano prodotto nel sud dell'isola) col nome di Pàrdula. Poi ancora la pinza triestina, dolce lievitato di forma rotonda con tre tagli in superficie e la pizza di Civitavecchia, con pasta lievitata dopo la cottura e che presenta una pellicola scura e l'interno di color nocciola. Ha un inconfondibile profumo di cannella e i pezzettoni di cioccolato la rendono golosissima. Con l’uovo si farciscono le torte salate, le focacce di mezza Italia, ma se c’è un piatto imperdibile è l’uovo ripieno, fatto con un impasto di tuorlo d’uovo sodo, olio extravergine di oliva, prezzemolo, un pizzico di acciuga e capperi, con rifinitura di maionese. Questo antipasto di buon augurio si abbina a un vino bianco di buona struttura. Scegliete tra un Gavi dei Gavi o un Erbaluce di Caluso.
Mangiare le uova ripiene a Pasqua è una prelibatezza e un ritorno al passato. Il suo uso a primavera è tradizione perché, oltre a ricordare la vita che rifiorisce, è un alimento veramente benefico per l’uomo. Le proteine dell’uovo sono nobili e rappresentano l’unico metro con cui misurare il valore delle proteine degli altri alimenti. L’albume è un concentrato di proteine ed è quasi privo di grassi, che si trovano abbondanti nel tuorlo, ricco di colesterolo e trigliceridi. L’albume è più digeribile se cotto o montato a neve, il tuorlo invece è più digeribile se alla coque, crudo o comunque reso semiliquido.
L’uovo alla coque si digerisce dopo un’ora e mezza, se fritto, all’occhio di bue o in frittata, dopo tre ore.

Guido Tampieri