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Siete buongustai ed amanti dell'arte, non soltanto in cucina?
Vi trovate nella zona di Verona, magari per concedervi una cena di altissimo livello a La Peca in quel di Lonigo (VI)?
Perché non pensare allora di gratificarvi anche di una magnifica serata all'Arena, con uno degli spettacoli più ricchi e fastosi del Festival lirico ospitato dall'anfiteatro romano?
Il Festival dell'Arena di Verona, nato nel 1913, presenta da quasi un Arena, foto Fainello restaurata secolo spettacoli grandiosi sul palcoscenico d'opera più grande del mondo, che per sua naturale conformazione e morfologia offre agli artisti l'opportunità di esibirsi tra scenografie ed ambientazioni monumentali e fortemente suggestive.
In scena per 15 serate, l’Aida verdiana dell'estate 2011 viene proposta nella rievocazione dell’allestimento originario di Ettore Fagiuoli, architetto veronese, con il quale si diede il via al primo Festival areniano quasi un secolo fa, il 10 agosto 1913.
L'Aida a cui abbiamo assistito è interpretata dal soprano venezuelano Lucrezia Garcia, già interprete di Aida a Madrid, Segovia, Atene e all’Opera di Seattle, dove ha ottenuto un enorme successo.
La regia è di Gianfranco de Bosio e la direzione d’orchestra è affidata al maestro Daniel Oren, talento naturale israeliano.
La coreografia di Susanna Egri vede come étoile della serata la ballerina dell'Arena Myrna Kamara. In scena i complessi artistici - Orchestra, Coro e Corpo di ballo - e Tecnici dell’Arena di Verona insieme alla moltitudine delle comparse per un allestimento spettacolare. Qui accanto, alcune immagini della rappresentazione, accompagnate da alcuni passi del pensiero del regista Gianfranco de Bosio sull'allestimento proposto.
"Io credo che la mia impressione sia la stessa di tutti quelli che ci lavorano: una gioia, un onore. Nessuno dubita che questo spettacolo abbia la giusta misura per collegare il mondo egizio come Verdi lo immaginava, e noi, nel suo spazio ideale. Non solo per l’ampiezza, con 26 metri di boccascena e 30 di profondità, ma per la suggestione della costruzione storica, per la presenza delle migliaia di spettatori tutti raccolti anche fisicamente verso la scena. E le immagini sono in linea perfetta con quelle che Verdi si aspetterebbe, dopo aver tanto lavorato per rimanere fedele ai disegni acquarellati dell’archeologo Mariette. Noi abbiamo studiato l’allestimento di Fagiuoli con la stesso accanimento con cui Fagiuoli, con i mezzi che aveva a disposizione, ha studiato Verdi e Mariette. Quest’anno ho ripristinato anche il soffitto del quarto atto, che in un’altra ripresa era stato troppo problematico allestire. In quelle dimensioni, senza soffitto, a cielo aperto, alzare in un intervallo un telone di dipinto di quel peso è per i macchinisti un’impresa esaltante. E’ un allestimento che ci sembra comunque molto moderno e funzionale, un allestimento modulare: le colonne disegnano ambienti e prospettive diverse, dando unità all’immagine e togliendo i faticosi intervalli per i cambi di scena. Le colonne sono invisibilmente carrellate a due a due e si spostano creando sette situazioni diverse, come il libretto chiede. E mentre raccolgono tutta l’attenzione per la perfezione del meccanismo e la bellezza, lasciano però respirare l’Arena, non la escludono. Questa meravigliosa Aida ha avuto la fortuna di essere stata pensata e realizzata da uomini idealisti, capaci e generosi. Che però hanno avuto anche un vantaggio: non avere tempo e non avere soldi a sufficienza. E hanno dovuto inventare soluzioni geniali".

Sandro Giobbio