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Attualmente la cachaça viene consumata in tutto il mondo e il suo più largo utilizzo è sicuramente nei cocktails come la caipirinha

Con l’arrivo dell’estate i locali italiani si preparano a soddisfare i gusti più diversi dei clienti. In tanti bicchieri i cocktails sono a base di cachaça, il distillato più consumato al mondo, che viene fabbricato in Brasile a partire dalla canna da zucchero. Ma attenti alla scelta della cachaça! La qualità della produzione di questa bevanda genuinamente brasiliana determina la qualità del suo sapore e dei drinks che con questa vengono preparati.
La cachaça di qualità inizia a prendere forma e sapore già nella prima fase della semina della canna da zucchero. “Ricerchiamo la qualità sin dalla preparazione del suolo con concimi organici, senza l’uso di sostanze agro tossiche, fino al controllo tecnico per determinare l’esatto momento della raccolta a mano, evitando la combustione della paglia, tipico delle marche di bassa qualità”, spiega Mou Regis Sperb, responsabile in Italia delle cachaças OBA e Weber Haus, quest’ultima vincitrice nel 2009 del premio per la miglior cachaça mondiale nel concorso annuale di distillati di San Francisco, The San Francisco World Spirits Competition (USA). L’anno scorso, la Weber Haus aveva già portato a casa il premio di miglior distillato bianco del mondo.
Nessuna tappa può essere ignorata. Il caricamento deve essere manuale, per evitare il contatto della canna da zucchero con pietre, terra o paglia e il trasporto deve essere svolto con l’uso di un trattore agricolo. La distillazione avviene in alambicchi di rame e non in colonne di acciaio inossidabile come succede nella produzione industriale. Quest’attenzione determina l’aroma gradevole, caratteristico del buon distillato.


Alambicchi di rame della impresa produttrice di cachaça artigianale, la Weber Haus, vincitrice nel 2009 del premio per la miglior cachaça mondiale nel concorso annuale di San Francisco

Durante la distillazione sono separate la “cabeça” (testa - 15% dell’inizio del procedimento) e la “cauda” (coda - 15% del finale), utilizzando solo il rimanente 70%, la parte più pura dell’alcol distillato, il “coração” (cuore). La “cabeça” e la “cauda” non sono adatte al consumo, ma in marche di bassa qualità sono utilizzate per ottenere una maggior quantità di prodotto. “Chi ne soffre è il consumatore, con il mal di testa il giorno seguente”, completa Sperb.
In Brasile esistono circa più di 5000 marche di cachaça, artigianali e industriali (dati dell’Associação Brasileira de Bebidas – ABRABE). Di queste, solamente 11 possiedono attestati di qualità degli organi di controllo brasiliani; è il caso della Weber Haus. Con sede nel municipio di Ivoti, sud del Brasile, è stata la prima cachaça nella sua regione a ricevere il bollino dell’INMETRO (Instituto Nacional di Metrologia, Normalização e Qualidade Industrial) e del SEBRAE (Serviço Brasileiro de Apoio às Micro e Pequenas Empresas), oltre al certificato ECOCERT, per i 17 ettari di “canavial” organico (piantagione di canna da zucchero).

L’economia in difesa dell’ambiente

Le modalità di produzione della cachaça non influenzano solo il suo sapore; è ciò che dimostra l’imprenditore Evandro Weber, proprietario della Weber Haus. Oltre ad aver scelto la produzione artigianale, cioè senza bruciare la canna da zucchero nel “canavial” e senza l’utilizzo di sostanze chimiche, Weber utilizza l’alcol ottenuto nelle fasi di “cabeça” e “cauda” come combustibile per i veicoli della sua impresa, evitando l’eliminazione dei residui del distillato nell’ambiente. L’alcol prodotto in questo modo ha caratteristiche simili a quello venduto nei distributori di carburante brasiliani. In Brasile, la piccola produzione di alcol come carburante è permessa dall’Agencia Nacional do Petrolio.
Ulteriori informazioni sulla cachaça Weber Haus sono disponibili sul sito www.permare.net

Riconoscere la qualità

I produttori di cachaça di bassa qualità tentano di nascondere il cattivo sapore del prodotto aggiungendo zuccheri al distillato. Alcuni suggerimenti aiutano a identificare la qualità della cachaça. Per esempio una buona cachaça è limpida, senza residui e possiede un aroma gradevole. Nel bicchiere si formano archi che scorrono lentamente. I “cachaçologhi” degustano la cachaça in un calice liscio, trasparente e di apertura larga. In bocca non brucia e lascia un sapore piacevole, scendendo dolcemente in gola.

Storia della cachaça

La cachaça fu scoperta tra il 1534 e il 1549, durante il processo di produzione dello zucchero, con origine, quindi, nei primi anni di colonizzazione portoghese. In quel periodo lo zucchero era il principale prodotto d’esportazione brasiliano. Inizialmente era una bevanda fermentata dalla schiuma che galleggiava nei “tachos”, dove il succo della canna era bollito per la fabbricazione dello zucchero. Questa era separata dal resto e data agli animali. Da subito si capì che, quando raccolta in contenitori, fermentava, acquistando gradazione alcolica.


Il “canavial” organico (piantagione di canna da zucchero) di Ivoti, sud del Brasile

All’inizio fu la bevanda degli schiavi e dei poveri. Non passò molto tempo perché prendesse piede a livello nazionale, nonostante i tentativi delle autorità dell’epoca di impedirne la produzione e la vendita. Importante è sottolineare che nel 1654, quando gli olandesi furono espulsi dal Brasile, portarono con sé la cultura della canna da zucchero verso le Antille, dove la coltivazione della pianta risultò nella scoperta di un altro distillato, il rum, che a differenza della cachaça, viene ottenuto senza separare la “cabeça” e la “cauda”.
Per molto tempo la cachaça fu consumata come simbolo di resistenza alla dominazione coloniale e di nazionalismo. Attualmente si è diffusa nel mercato internazionale e viene consumata in tutto il mondo in molti modi diversi: prima dei pasti come aperitivo, o dopo, come digestivo, ma il suo più largo utilizzo è sicuramente nei cocktails, come la caipirinha.

Contatto di Mou Regis Sperb, Direttore Commerciale U.E. - Import and Export
+39 334 3715529 Italia
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www.permare.net